| Dal MAIS un materiale per fare buste di plastica, pneumatici ma anche piatti, bicchieri e pannolini per bambini |
| di Andrea Barolini |
| E buone notizie: anche le piccole imprese possono
compiere «grandi imprese». E il caso di Novamont, industria di Novara
nata sedici anni fa come centro di ricerca di Montedison e diventata
oggi un'azienda leader nella produzione di materiali biodegradabili a
basso impatto ambientale. Novamont ha ideato una «bioplastica»
realizzata con amidi vegetali di mais non geneticamente modificato, il
Mater-Bi (Materiale Biodegradabile), estremamente versatile ed in grado
di sostituire la plastica tradizionale praticamente in ogni sua
applicazione. Dalle buste della spesa ai pannolini per bambini, dai
tovaglioli alle pellicole trasparenti. Ma anche piatti, bicchieri,
penne, giocattoli. «Si tratta di plastica che nasce dalla terra e che, alla fine del suo impiego, ritorna alla stessa terra», ha spiegato l'amministratore delegato di Novamont, Catia Bastioli, in un convegno tenuto presso l'università di Novara. Se il mais, infatti, è la materia prima utilizzata per produrre Mater-Bi, quest'ultimo non è destinato a diventare un rifiuto, ma ad essere totalmente biodegradato e comportato. Senza rilasciare, nel procedimento, alcuna sostanza inquinante. Per ottenere il Mater-Bi, i tecnici di Novamont sono intervenuti sulla struttura molecolare dell'amido di mais, attraverso l'aggregazione di sostanze capaci di renderla stabile e di garantirne la resistenza all'acqua. Un procedimento in grado di diminuire sensibilmente le emissioni di gas ad effetto serra e i consumi di energia non rinnovabile. Per raggiungere questo risultato, Novamont ha investito fino ad oggi oltre 100 milioni di euro e ha appena inaugurato il suo primo impianto di bioraffineria, a Temi. Una novità per l'Italia e per l'intera ingegneria chimica europea. Ma anche un nuovo modo di intendere la crescita economica: se infatti la tecnologia impiegata negli impianti di Novara costituisce un vero patrimonio scientifico per la produzione industriale (l'azienda ha già depositato oltre settanta brevetti), anche la filosofia di produzione è all'avanguardia. Novamont punta infatti ad uno sviluppo «integrato nel territorio». Da qui la scelta di coinvolgere direttamente gli agricoltori costituendo, insieme a Coldiretti, una società paritetica con 600 coltivatori locali che consentirà di raggiungere nel 2008 il traguardo delle 60mila tonnellate di bioplastiche prodotte ogni anno. Ma si può fare molto di più: «Se si destinassero 800mila ettari di terreno a colture di mais e oleaginose a fini energetici, con i sistemi ideati da Novamont si potrebbero produrre due milioni di tonnellate di Mater-Bi. Pari ad un quarto dell'intero fabbisogno nazionale», sottolinea Franco Pasquali, segretario generale di Coldiretti. Ma ad essere fortemente coinvolti nel progetto non sono solo produttori agricoli e industrie. Un ruolo fondamentale è ricoperto dai ricercatori scientifici. Non a caso Novamont destina ogni anno oltre il 10 per cento del suo fatturato allo sviluppo di nuove tecnologie e ha già formato nella sua struttura 57 giovani tra ingegneri, fisici e chimici. Quello che ancora manca, però, è un forte impegno delle istituzioni. In Francia, ad esempio, nel gennaio scorso il governo ha stabilito che a partire dal 2010 tutti i sacchetti di plastica commercializzati sul territorio nazionale dovranno essere totalmente biodegradabili. «Abbiamo presentato un emendamento alla legge finanziaria - annuncia Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera - che discuteremo in settimana per introdurre la stessa norma anche in Italia». Una questione, quella delle buste di plastica, che nel nostro Paese rappresenta ormai uno degli elementi di maggiore inquinamento diffusivo del territorio. Si stima, infatti, che la produzione annuale di « shopper» equivalga a più di 300mila tonnellate di plastica, ovvero 430mi1a tonnellate di petrolio e 200mi1a tonnellate di biossido di carbonio. Allo stesso modo, l'utilizzo di Mater-Bi per costruire pneumatici comporta un enorme risparmio di risorse energetiche. Anche le grandi case produttrici se ne sono rese conto: dal 200S tutta la gamma di pneumatici commercializzati da Goodyear in Giappone è realizzata con le tecnologie ideate a Novara. A dimostrazione del fatto che creare sviluppo nel rispetto dell'ambiente non significa solo avere a cuore la sostenibilità dell'economia: c'è anche un enorme potenziale di profitto. Una volta tanto virtuoso. L'Unita' 16-10-06 |